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MoncalieriMoncalieri (in piemontese Moncalé, in latino Mons Calierus) è un comune di 65.000 abitanti della provincia di Torino. È il primo comune per popolazione dopo il capoluogo, ed il quinto comune del Piemontese per numero di residenti, superando in questa graduatoria alcuni capoluoghi di provincia della regione.
La storia di Moncalieri prende l'avvio in epoca romana, a cui risalgono le prime vestigia del Castelvecchio. Nella zona collinare si stabilirono quindi i Longobardi, i cui resti verranno riportati alla luce con il ritrovamento di una necropoli nella zona di Testona. Testona, oggi frazione del comune di Moncalieri, fu appunto per secoli l'abitato più importante della zona. Risale all'anno 996 l'atto di insediamento dell'arcivescovo di Torino a Castelvecchio e risalenti a tale epoca sono la cripta e il campanile della chiesa di Santa Maria di Testona.
Nella storia di Moncalieri sarà perpetuamente memorabile l' 11 novembre, un lunedì dell'anno 1230: a quel giorno risale il primo atto consiliare del nuovo comune, che nel 1277 passò sotto il dominio di Savoia. A tale epoca risale la costruzione di Santa Maria della Scala e la formazione del tessuto urbano del centro storico. Nel secolo XV la città vide morire Bernardo, margravio di Baden, città tedesca oggi gemellata a Moncalieri, che divenne poi patrono della città. Moncalieri venne occupata dai francesi dal 1536 al 1558 e, dopo la pace di San Quintino, si legò sempre più alla casa Savoia, che ne fece una delle città favorite.
In Moncalieri sempre regnò sovrana la pace e le sue vicissitudini, a parte un breve periodo in cui regnò la repubblica, seguirono quelle orgogliose della Savoia, della quale Moncalieri sempre condivise i destini. Mai dunque ci furono battaglie di partiti, scatenamento di passioni, anarchie o lotte civili. I moncalieresi, per loro buona ventura, si dimostrarono sempre avveduti, discreti, probi, solerti, industriosi e savi amministratori delle proprie sostanze. La città venne ampliata e abbellita, sorsero sulla collina le prime ville nobiliari, si costruirono la chiesa di Santa croce l'Oratorio del Gesù e San Francesco. Nel 1800 il castello divenne dimora di importanti personaggi della casa Savoia: prima la "Bela Rosin", quindi Maria Clotilde di Savoia-Bonaparte e sua figlia. Nel castello venne firmato nel 1848 il Proclama di Moncalieri, appello del re al popolo piemontese contro il parlamento che si era rifiutato di ratificare la pace con l'Austria.
Nel secolo attuale Moncalieri si è trasformata. Con il grande sviluppo immobiliare, dagli anni ‘60 in poi ha raggiunto notevoli dimensioni ed occupa un vasto territorio costituito da numerose frazioni; si è sviluppata verso la pianura con zone industriali (Sanda Vadò/Carpice) e sulla riva del Po con i nuovi quartieri che la uniscono a Torino (Fioccardo/Borgo San Pietro).Tuttavia la città conserva ancora, soprattutto nel centro storico e nella frazione di Revigliasco, i tratti derivanti da tanti secoli di storia a partire dalla Città Medioevale e, sulla collina, accanto a numerose e moderne ville sono visibili ancora oggi le coltivazioni di fiori ed ortaggi.
Contrariamente a quello che molti credono, Moncalieri non è una Città dormitorio di Torino, ma un luogo da conoscere, da visitare e da viverci. Sono molti gli aspetti interessanti che offre sia al turista, sia al cittadino che vi abita: una stupenda collina in cui spiccano molte ville nobiliari, il Castello Reale, che fino a qualche anno fa era la residenza estiva dei Savoia; il centro storico ubicato attorno a quella mirabile piazza Vittorio Emanuele e la chiesa di Santa Maria della Scala. Spetta al curioso scoprire le altre bellezze proprie di una delle più particolari e graziose cittadine del Piemonte.

PecettoPecetto Torinese (in piemontese Psé) è un comune di 3.687 abitanti della provincia di Torino. Il comune, situato su di un declivio delle colline a sud-est di Torno, gode di un clima mite ed è celebre per la produzione delle ciliegie. Il suo territorio è formato da una striscia lunga cinque km e larga poco meno di due, che digrada dal colle della Maddalena (situato ad un'altezza di 700 mt) e dal monte Capra, al borgo San Pietro ai confini con Trofarello.
Viene attraversato per tutta la sua lunghezza da tre piccoli fiumi che nascono a nord nella zona dell'Eremo, e che scendono verso Cambiano e Trofarello. Il centro del paese sorge su di un poggio a 400 mt s.l.m. in una posizione dominante e panoramica. La fondazione ufficiale di Pecetto risale al XIII secolo, più precisamente tra il 1224 e il 1227, quando gli abitanti di Covacium (odierna Valle S. Pietro) diventando cittadini Chieresi a tutti gli effetti, manifestarono contemporaneamente la volontà di spostare la loro residenza nella zona dove esisteva una torre costruita dai chieresi a difesa del territorio e una chiesa che già fungeva da parrocchia (S. Maria di Pecetto).
Da quel momento la storia del paese e' stata sempre indissolubilmente legata a quella di Chieri. Nel 1363, dopo aver battuto il potente marchese del Monferrato, Amedeo di Savoia ricevette dai chieresi con atto solenne la signoria delle loro terre, compreso Pecetto. Il definitivo passaggio sotto il dominio sabaudo si ebbe due secoli dopo con la pace di Cateau Cambresis (1559).
Durante la rivoluzione francese anche Pecetto ebbe il suo albero della libertà e il suo periodo di "terrore". Spaventati per gli eccessi rivoluzionari i frati del convento dell'Eremo dei Camaldolesi si diedero alla fuga. Con l'arrivo del esercito austro-russo nel 1799 i pecettesi furono costretti a ricevere anche il sedicente generale Branda Luciani capo di una banda di contadini antirivoluzionari. Giunto il 30 giugno dello stesso anno con 30 uomini a cavallo e altri 20 a piedi, ordinò alloggio e vettovaglie per sè e il suo seguito.
Dopo aver radunato 400 giovani della collina torinese partì per Carmagnola. Il più importante edificio storico è la Chiesa di San Sebastiano che sorge su un poggio da cui parte la strada per Revigliasco Torinese. Risale agli inizi del Duecento; edificata in uno stile di transizione tra il gotico ed il romanico, ne prova l'origine rustica grazie anche al cotto rosso con cui è costruita, senza nulla togliere alla semplicità della sua architettura.
Di fronte alla chiesa sorgono due cipressi che da lontano le conferiscono un inconfondibile aspetto. La facciata è composta da un portale incorniciato da un fregio sovrastato da una finestra circolare. Negli ultimi decenni si è avuta una tendenza all'uso abitativo e residenziale per i torinesi che lavorano nell'area metropolitana, tanto che la sua popolazione a partire dal 1968 è quasi raddoppiata.
Particolarmente apprezzati sono la tranquillità di vita e l’alta qualità dei servizi che Pecetto offre ai suoi abitanti, ai quali si aggiungono il clima mite e l’ottima esposizione della sua collina. Le zone in cui si è registrato il maggior sviluppo immobiliare sono state L’eremo e il Rosero durante gli anni ’70 e ’80; mentre dagli anni ’90 in poi la città si è sviluppata prevalentemente verso Trofarello nelle zone di valle San Pietro e regione Serra; quest’ultima è diventata la zona più apprezzata di Pecetto per la presenza del Circolo di golf e di numerose e modernissime ville.

RevigliascoRevigliasco Torinese e' un piccolo antico paese che si eleva a 400 metri sul livello del mare seminascosto nella quiete delle soleggiate pendici della collina moncalierese. Il suo clima, particolarmente dolce, gli e' valso l'appellativo di “riviera di Torino”.
Si possono infatti coltivare piante proprie della flora mediterranea non solo nel campo floreale. Fra queste primeggia l'ulivo che un tempo costituì per il paese una importante risorsa economica e che oggi sta riproponendosi non solo a livello amatoriale ma con la presenza di oliveti sempre in maggiore espansione.
Il paese di Revigliasco Torinese è di origine romana e nel medioevo ebbe un ruolo di grande importanza nella vita politica,sociale ed economica della zona ruolo che, con il passare degli anni, prese un indirizzo prevalentemente agricolo. A questo proposito va ricordata l'importanza che ebbe nell'economia del paese la coltivazione dello zafferano. La pianta, usata per le sue proprietà tintorie, fu al centro di scambi commerciali con la vicina Chieri. Per sottolineare l'importanza di questa coltivazione citiamo gli Statuti Napoleonici che riportano una serie di leggi a tutela del prodotto. Anche la connotazione agricola con il passare degli anni e' diminuita.
Ne sono ancora testimoni alcuni coltivatori che, fedeli ad una radicata tradizione, si presentano ogni domenica in una delle piazze principali del paese (piazza Sagna) per proporre, nel contesto di una caratteristico mercatino, i loro prodotti appena raccolti. Particolarmente vivace si presenta questo mercatino nella stagione delle ciliegie frutto che, per la sua qualità, costituisce ancora un forte richiamo. Altre antiche presenze sono le viuzze degradanti verso la pianura, vecchie case, suggestivi cortili, piccole cappelle e ville stupende che furono il soggiorno di villeggiatura di molte nobili famiglie torinesi.
Una particolare attenzione viene richiamata dalla Chiesa Parrocchiale di San Martino Vescovo del XVII secolo in puro barocco fiorentino. Essa si erge alla sommità di una ardita scalinata e conserva nel suo interno numerose opere pittoriche di notevole valore fra cui primeggia la Cappella della Spina che custodisce un trittico e predella degli apostoli. Queste importanti opere pittoriche suggeriscono una datazione risalente al quattrocento ed ai primi decenni del 1500. Revigliasco ha subito in questo secolo una rapida urbanizzazione ed un conseguente aumento esponenziale dei propri residenti, dapprima come luogo di villeggiatura estiva, in seguito come luogo ideale per viverci in pianta stabile.
Dove prima vi erano campi e frutteti oggi sorge una importante zona residenziale chiamata “Il Redentore”, che ha ovviamente cambiato la fisionomia di questa zona. Il Redentore occupa gran parte della collina alle spalle del borgo primitivo di Revigliasco; si tratta di una zona di gran pregio, rinomata per l’ottima esposizione e l’ampia e splendida vista che si ha sulla pianura sottostante. Ciò che e' rimasto immutato in Revigliasco e' il centro storico del paese che lascia, ancora oggi, comparire molte testimonianze di antiche mura risalenti al 1100 ed appartenenti al Castello che fu del Barbarossa. Le antiche viuzze che lo caratterizzano conservano immutato il fascino dei secoli passati e rappresentano una soluzione di vita ideale per chi cerca la tranquillità di un piccolo e tranquillo borgo.


CambianoCambiàno (in piemontese Cambiagn) è un comune di 5.798 abitanti della provincia di Torino. il paese è situato ai piedi delle colline torinese su lato sud-est del capoluogo. Il toponimo nasce dall'unione del suffisso -anus al nome celtico poi latinizzato di Cambius.
Il ritrovamento di alcuni resti di una villa del III secolo dopo Cristo dimostra l'origine romana del borgo. Tuttavia è probabile che un piccolo insediamento abitativo vi esistesse sin dall'epoca celtica. Tale insediamento si trovava in una posizione differente rispetto a quella attuale.
La posizione del sito cambiò fra il VII e l'VIII secolo, quando in contemporanea all'edificazione di un castello, il borgo venne ricostruito più a sud. Nel corso del Medioevo la storia di Cambiano si intreccia con quella della più vicina e potente Chieri. Quando Federico I il Barbarossa, nel 1155 distrusse Chieri gli abitanti di Riva furono tra i primi ad aiutare per la sua ricostruzione. Nel 1159 durante un soggiorno del Barbarossa a Torino, il cui potere in Italia era allora al culmine, volle premiare la fedele alleanza del Vescovo di Torino: con un diploma gli concesse allora la signoria su Torino e sul territorio circostante in un raggio di 10 miglia.
Era di fatto un'astuta mossa politica per rafforzare il controllo sui comuni dell'attuale Piemonte, e in particolare su Chieri. Di questo territorio faceva parte anche Cambiano. Da quel momento la storia di Cambiano seguì quella di Chieri, a cui nel 1248 prestò formale sudditanza, assicurandosi in cambio la difesa militare.
Chieri infatti non si fornì mai di un sistema di fortificazioni che andasse al di là di una cinta muraria e utilizzava come propria linea difensiva i borghi limitrofi a lei sottomessi, fra i quali Cambiano. Questo spiega le numerose distruzioni subite dal piccolo borgo, che fu più volte messo a ferro e fuoco durante la prima metà del 1300.
È molto probabile che il suo castello fu distrutto dalle armate torinesi nel 1319 Il 19 maggio1347 Chieri e le località circostanti, tra cui Cambiano si sottomisero ai Savoia, la cui signoria era esercitata dal principe di Savoia-Acaja, un ramo cadetto della dinastia al quale erano stati concessi i domini sabaudi situati nell'attuale Piemonte. Successivamente Cambiano vide il succedersi di diverse devastazioni dovute principalmente alla guerra tra il Marchese del Monferrato contro il Principe di Savoia-Acaja.
Nel 1418 Con l'estinzione dei Savoia-Acaia, sia Cambiano che Chieri entrarono a far parte del nuovo stato sabaudo che si estendeva da entrambi i versanti delle Alpi. Ritornato ai Savoia nel 1815, durante il XIX secolo Cambiano vide una fase di sviluppo e modernizzazione. Nel 1815 si decise la realizzazione degli argini del Tepice, grazie ad un progetto del conte Manfredo Bertone di Sambuy venne costituita una società per l'istruzione, basata sull'azionariato popolare era una società anonima con lo scopo di migliorare l'educazione e l'istruzione nel comune di Cambiano. Nel 1859 la popolazione era cresciuta a 2.697 abitanti, con un notevole aumento rispetto ai 2.300 della fine del XVIII secolo.
 
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